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Monday, February 09, 2004
DALLE ROSE, VENIVI
(di Marika Bortolami, Padova)
Il suo corpo ha cercato d'adattarsi. Pezzi di un bicchiere di cristallo a terra, in mezzo ad una pozza di vino rosso. Lui che parla nel suono dei sogni. La spugna imbevuta d'acqua e sapone alla pesca cade con un tonfo nella vasca. Lei è inquieta, è un abisso oscuro, un taglio longitudinale sui polsi. * -nascosto dentro- Danza nel pensiero e sulle punte dei piedi (lui le bacia le caviglie sottili) la camicia candida e aperta sulla pancia (lui ha i gesti lenti e fermi) le punte del collo rialzate, al suono gracchiante della radio (tinto di intenzioni, per sempre Casa) una canzone famosa, ai più -come un mistero inviolabile e indiviso- * -non è mai successo- girata sul fianco, scoperte le spalle -non è mai successo- il respiro irregolare, le Presenze che la circondano -non è mai successo- camminare scalzi nel parquet rovinato -non è mai successo- quando l'acqua trasuda dalle pareti, quando l'intorno diventa pellicola di ghiaccio che, spessa, si appoggia a conservare e fermare il Tempo quello che serve è un suono, un leggero movimento delle ciglia, delle bocche socchiuse al cielo. * Questo è un piccolo Dolore da mescere con lo zucchero nel caffelatte alla mattina, tra la luce da ospedale e il profumo di biscotti alle mele un certo tipo di silenzio si spande sul tavolo insieme al succo d'arancia da scriverne. * (nuova ditta aperta di fronte al portone proposte banali & tradizioni sorpassate) se fossi acqua saprei bruciare per te * Ha un trancio di poesia tra le mani comprato un tanto al chilo, fuori porta, a qualche euro dai poeti che non sanno in che cassetti rinchiudersi I nostri bambini perduti ci circondano nel chiasso di scritture che carezzano e prendono alla gola vulnerabili, dalle unghie lunghe di paura arricciati e impegnati, come se contassero i fiocchi di neve * Gli organi interni improvvisamente liberi hanno un'espansione esagerata nella luce serale, un corpo a terra, ancora caldo, ma le luci intermittenti a lungo andare rovinano anche le migliori atmosfere, confezionate come ceste natalizie e nelle sirene spiegate ci sono promesse di scale di grigio, vetrate opache e sporche, riviste vecchie e passi trascinati dagli anziani. * -sotto un cielo viola e tenero un monologo alle lettere mai spedite- Questo è il paese dei balocchi siamo frastagliati in più colpe, lavati, pettinati, divisi nel mondo come tronchi senza braccia aperti a ciò che è remoto, ognuno con la sua notte di parole, ognuno diverso e crisalide di se stesso cicatrici socchiuse e celebrate in più selvagge seti, lunghi viali più onnivori che affondano i denti tra il sangue e il desiderio di partenze e ritorni nelle stesse notti di parole tu resti una creatura fragile (e morta), consacrata nei miei rimpianti.
Dalle rose, venivi. |
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