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Monday, February 09, 2004

 

DALLE ROSE, VENIVI

 

(di Marika Bortolami, Padova)

 

 

Il suo corpo ha cercato d'adattarsi. Pezzi di un bicchiere di cristallo a terra, in mezzo ad una pozza di vino rosso. Lui che parla nel suono dei sogni. La spugna imbevuta d'acqua e sapone alla pesca cade con un tonfo nella vasca. Lei è inquieta, è un abisso oscuro, un taglio longitudinale sui polsi.

*

-nascosto dentro-

Danza nel pensiero e sulle punte dei piedi

(lui le bacia le caviglie sottili)

la camicia candida e aperta sulla pancia

(lui ha i gesti lenti e fermi)

le punte del collo rialzate, al suono gracchiante della radio

(tinto di intenzioni, per sempre Casa)

una canzone famosa, ai più

-come un mistero inviolabile e indiviso-

*

-non è mai successo-

girata sul fianco, scoperte le spalle

-non è mai successo-

il respiro irregolare, le Presenze che la circondano

-non è mai successo-

camminare scalzi nel parquet rovinato

-non è mai successo-

quando l'acqua trasuda dalle pareti, quando l'intorno diventa

pellicola di ghiaccio che, spessa, si appoggia a conservare e fermare il

Tempo

quello che serve è un suono,

un leggero movimento delle ciglia,

delle bocche socchiuse al cielo.

*

Questo è un piccolo

Dolore

da mescere con lo zucchero nel caffelatte alla mattina,

tra la luce da ospedale e il profumo di biscotti alle mele

un certo tipo di silenzio si spande sul tavolo insieme al succo d'arancia

da scriverne.

*

(nuova ditta aperta di fronte al portone

proposte banali & tradizioni sorpassate)

se fossi acqua

saprei bruciare per te

*

Ha un trancio di poesia tra le mani

comprato un tanto al chilo, fuori porta, a qualche euro

dai poeti che non sanno in che cassetti rinchiudersi

I nostri bambini perduti ci circondano nel chiasso

di scritture che carezzano e prendono alla gola

vulnerabili, dalle unghie lunghe di paura

arricciati e impegnati, come se contassero i fiocchi di neve

*

Gli organi interni improvvisamente liberi hanno un'espansione esagerata nella luce serale, un corpo a terra, ancora caldo, ma le luci intermittenti a lungo andare rovinano anche le migliori atmosfere, confezionate come ceste natalizie e nelle sirene spiegate ci sono promesse di scale di grigio, vetrate opache e sporche, riviste vecchie e passi trascinati dagli anziani.

*

-sotto un cielo viola e tenero un monologo alle lettere mai spedite-

Questo è il paese dei balocchi

siamo frastagliati in più colpe, lavati, pettinati,

divisi nel mondo come tronchi senza braccia

aperti a ciò che è remoto,

ognuno con la sua notte di parole,

ognuno diverso e crisalide di se stesso

cicatrici socchiuse e celebrate in più selvagge seti,

lunghi viali più onnivori che affondano i denti tra il sangue e il desiderio di partenze e ritorni

nelle stesse notti di parole tu resti una creatura fragile (e morta), consacrata nei miei rimpianti.

Dalle rose, venivi.

 °°by robertadammern | 18:50 | comments °°


 

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